88) Apel. Sul fallibilismo.
Confrontandosi con le posizioni di altri filosofi tedeschi
contemporanei, Apel si impegna in una forte confutazione del
relativismo assoluto. Egli imposta il rapporto certezza-dubbio
alla maniera di Agostino e insiste sulla possibilit di una
fondazione pragmatico-trascendentale della morale (influenza di
Kant), che parte dal diritto di tutti alla dignit dialogica,
fondato sulla ragione. [Rorty  un filosofo americano di
orientamento postmoderno, noto esponente di un relativismo molto
accentuato, legato all'ermeneutica].
K. O. Apel, Il paradosso del fallibilista (vedi manuale pagine 440-
443).

 Dagli anni 70 ho sostenuto che una fondazione ultima - una
fondazione pragmatico-trascendentale della filosofia pratica e
teorica -  possibile. Habermas  molto distante da tutto questo.
Negli ultimi anni egli sostiene un principio senza restrizioni
secondo cui tutto  fallibile. Da qui la nostra principale
divergenza. Anch'io sono un fallibilista. Ma ad Habermas dico: il
significato profondo del fallibilismo non pu essere compreso se
non si presume che almeno qualcosa non sia fallibile. Tra i giochi
linguistici immaginati da Wittgenstein ve n' anche uno in cui
parliamo dei giochi linguistici in generale. Questo  il gioco
linguistico trascendentale.
Chi dice Tutto  fallibile rientra in questo gioco. Ma che cosa
significa l'espressione Tutto  fallibile? Se non ci sono verit
a cui si possano contrapporre delle falsit, non sar possibile
nessun discorso, nessun'affermazione, compresa quella secondo cui
tutto  fallibile. Non posso dubitare se non presuppongo qualche
certezza, qualche cosa che non pu essere messo in dubbio. Tutti i
giochi linguistici poggiano su paradigmi di certezza. Anzi, direi
che  soprattutto il gioco del dubbio a presupporre certezze.
Altrimenti il dubbio stesso diventa impossibile.
Tra i presupposti dei giochi linguistici ce ne sono alcuni molto
importanti che non possono essere negati senza cadere in gravi
auto-contraddizioni performative. Per esempio, non posso dire,
come fa Rorty, non ho pretese di verit, perch anche la sua 
una pretesa di verit. Rorty risponde che non  vero, che la sua 
solo conversazione. Mi spiace per Rorty, perch in questo modo
sar impossibile parlare e argomentare con lui. Visto che non ha
nessuna pretesa di verit, sar impossibile criticarlo. E
sottrarsi alla critica  sleale. Cos come  scorretto, invece di
parlare con frasi compiute, rivolgersi a qualcuno con un lalal:
che senso ha parlare e discutere con lui? Se io chiedo a Rorty:
Di che cosa mi vuoi convincere? quale  la tua pretesa? e lui
risponde: Non ho nessuna pretesa, non vedo perch dovrei
discutere con lui. Popper ha detto giustamente che la pi grande
colpa di un filosofo  quella di non essere criticabile. Rorty 
assolutamente impossibile da criticare. Per lui tutto 
conversazione, non ci sono criteri, ragioni, pretese di verit.
[...].
Tra le cose che non si possono negare, pena il cadere in una
autocontraddizione performativa come quella appena descritta, ci
sono alcune norme etiche fondamentali. Una di queste  quella
secondo cui esiste un eguale diritto per tutti a poter comunicare
e argomentare. Non ci devono essere restrizioni a questa norma:
tutti abbiamo un identico diritto di parlare su ogni singolo
problema. Un'altra norma  quella della eguale corresponsabilit
nell'affrontare e risolvere i problemi. Io credo che esista una
fondazione pragmatico-trascendentale che renda possibile l'etica.
Questa  sempre stata la principale differenza tra Habermas e me.
Nel suo ultimo grande lavoro Fatti e norme emergono per nuovi
problemi e nuove divergenze. Io non posso essere d'accordo con la
sua strategia di differenziazione dei discorsi (morale, giuridico
e democratico), n con l'idea secondo cui il principio del
discorso  moralmente neutrale: in questo modo egli distrugge
l'etica del discorso che avevamo condiviso. Io continuo ad
essere convinto - e non vedo buone ragioni per negarlo - che
l'etica del discorso sia quella che informa le norme etiche
fondamentali: chiunque sia impegnato in un'argomentazione deve
avere dei principi e conoscere certe norme fondamentali, basate
sugli eguali diritti e responsabilit di cui dicevo.
In Fatti e norme, inoltre, Habermas pone il diritto allo stesso
livello della morale. Non ci sarebbe un fondamento morale del
diritto, perch entrambi starebbero allo stesso livello
originario. Ancora. Per Habermas il principio del diritto sarebbe
identico al principio della democrazia. Non sono d'accordo.
Anch'io sono favorevolissimo alla democrazia, ovviamente. Ma non
credo che la si possa porre allo stesso livello di originariet e
di universalit del diritto e della morale. Alcuni principi di
fondo su cui si basa la democrazia possono essere criticati: per
esempio, il principio maggioritario. E' vero che ci che oggi
abbiamo di meglio  la democrazia. Ma che il principio
maggioritario sia sempre giustificato  una questione aperta.
Quanto all'etica, bisogna dire che ci sono due prospettive che non
possono essere separate completamente, ma che comunque vanno
distinte. Da una parte vi  la domanda relativa al come e al
perch possiamo avere una vita buona o una vita felice. Dall'altra
invece abbiamo un'etica della giustizia, il cui principio
fondamentale afferma che tutti gli individui hanno lo stesso
diritto di scegliere il proprio ideale di vita. E' questo il
livello dei diritti umani universali, che ci evita di cadere nello
storicismo e nel relativismo: si tratta di accettare
l'ineliminabile pluralit e differenza delle visioni morali
garantendo a tutti il diritto alla libera scelta.
A. Massarenti, Il paradosso del fallibilista,  IL SOLE-24 0RE, 10
agosto 1997, n. 218.
